Prosegue con un dramma legale, Io, Al Pacino, la rassegna che Iris – il canale free del Dtt Mediaset diretto da Miriam Pisani – dedica all’icona del cinema internazionale: martedì 1 marzo 2011, in prima serata è di scena Insider-Dietro la verità (1999), capolavoro del regista statunitense Michael Mann.
Insider è la storia di un incontro tra due uomini che non mettono a tacere la propria coscienza: il dottor Jeffrey Wigand (Russell Crowe), ricercatore licenziato dall’industria Brown e Williamson, una multinazionale del tabacco, e l’intellettuale, giornalista d’assalto Lowell Bergman (Al Pacino), autore di 60 Minutes, la maggiore trasmissione di attualità della Cbs. Quest’ultimo si batte perché il mondo sappia la verità e riesce a convincere Wigand a denunciare l’omertà degli industriali che non rivelano i rischi del tabacco per la salute e che, anzi, accrescono con additivi la forte dipendenza creata dalle sigarette nei consumatori. Un film di denuncia girato con forza morale, un atto d’accusa contro un sistema di lobby che inevitabilmente finisce per devastare la vita dei due protagonisti: lo scienziato sarà minacciato, ricattato e, come in una vera “macchina del fango,” screditato come testimone-chiave (accusato di non aver pagato gli alimenti alla ex-moglie); il giornalista, invece, sarà ostacolato nel suo lavoro dalla stessa rete televisiva e sarà indotto ad andarsene.
Il film alterna un ritmo dilatato, il tempo necessario per concentrarsi sui visi e sui particolari, sui silenzi pieni di angoscia e di dubbio di Crowe, e un ritmo da thriller, per i momenti che ritraggono il movimento nervoso e febbricitante di Pacino. Mann sceglie coraggiosi movimenti di macchina e, nonostante il tocco documentaristico dato dall’utilizzo della macchina da presa a mano, sposa una fotografia (Dante Spinotti) che punta a rendere visionarie, quasi surreali, le riprese. La sceneggiatura, scritta a quattro mani da Mann e Eric Roth (sceneggiatore di Forrest Gump) si è ispirata a una storia vera, precisamente a un articolo comparso su Vanity Fair nel 1997 intitolato L’uomo che sapeva troppo. Candidato a 7 premi Oscar, vincitore di un National Board of Review Awards come Miglior attore (Russell Crowe), un Nastro d’argento per la Miglior fotografia e 2 Satellite Awards come Miglior film drammatico e Miglior regista.