Una delle storie d’amore più celebri del Novecento: la storia di un uomo e una donna innamorati costretti dalla ragion di stato e dal potere a rinunciare al loro amore. Anna Valle interpreta “Soraya”, la principessa triste, protagonista assieme allo Scià di Persia Reza Pahlevi di una delle storie d’amore più celebri e drammatiche del Novecento. Questa fiction, in onda su Rai1 venerdì 12 agosto alle 21.20, ripercorre i momenti salienti della vita di Soraya, dall’incontro con il futuro marito all’esilio forzato a causa della mancata maternità. La vicenda si snoda lungo un arco temporale di circa otto anni: dal 1950, anno del primo incontro tra Soraya e Reza, al 1958, anno in cui la principessa venne ripudiata: essa preferì questo amaro epilogo e sacrificò il suo amore alla ragion di stato dopo aver rifiutato, con coraggio e dignità, il “matrimonio temporaneo” del marito con un’altra donna, necessario per garantire la continuità dinastica.
Di madre tedesca e padre iraniano, Soraya Esfandiari sposò lo Scià Mohammed Rheza Pahlavi il 12 febbraio del 1951. Rimase accanto a lui negli anni in cui l’Iran fu il focolaio di una crisi internazionale di vastissima portata, causata dalla nazionalizzazione del petrolio e dall’espropriazione dei giacimenti inglesi. Nel 1953 lo Scià rischiò di perdere il trono, e insieme vissero un breve periodo di esilio a Roma. Ritornarono in Iran dopo il colpo di Stato appoggiato dalla Cia che riportò lo Scià al potere. Soraya diede il suo contributo alla modernizzazione del Paese; fu amata dal suo popolo e ammirata in tutto il mondo per la sua bellezza ed eleganza. Dopo otto anni di matrimonio, nel 1958, fu ripudiata dal marito. Soraya non aveva avuto figli e la corona aveva bisogno di un erede. Lo Scià per tenerla accanto a sé le propose “un matrimonio temporaneo” che gli consentisse di avere un figlio. Fu lei a rifiutare, mostrando fermezza e coraggio. Soraya visse il resto della sua vita in un esilio dorato ed morì a Parigi il 25 ottobre 2001, all’età di 69 anni. Ha sempre odiato l’appellativo di “principessa triste” che le avevano dato.
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Di Snakes on a Plane se ne parlava ancora prima che uscisse al cinema. Anzi, ancora prima che le riprese fossero terminate. Perché? Il titolo dice tutto, “Serpenti sull’aereo”. Che film potrebbe essere uno con un titolo del genere? Sarà certo uno dei solito horror con i soliti mostri a forma di serpente. Tutto giocato sulle fobie di gran parte del genere umano per questo creaturine viscide e mortali. Battute scontate. Cadaveri scontati. Niente sconti alla cassa del cinema per un film tanto brutto. Il popolo di Internet era in fibrillazione. Si parla di Snakes on a Plane su tantissimi blog. Così tanti che la casa di produzione allunga il periodo di riprese per seguire i suggerimenti dei fan. Insomma, alle ciofeche senza arte né parte si può partecipare senza problemi. L’unico rischio poteva essere quello di migliorare la pellicola. E invece a guardarlo bene, Snakes on a Plane è un buon mix tra horror hollywoodiano anni ’90 e commedia, che sbeffeggia i generi cinematografici attraverso gli ironici e brillanti dialoghi di Samuel L. Jackson.